Dagli olfattometri automatici ai software per gestire campioni e panel, fino agli strumenti GC-IMS per individuare i composti volatili. Le tecnologie dell’azienda tedesca sono utilizzate da oltre 400 laboratori, università e imprese nel mondo. In Italia, San Marino e Vaticano il riferimento è LEnviroS
Misurare un odore significa mettere insieme due mondi apparentemente lontani: la sensibilità del naso umano e la precisione degli strumenti di laboratorio. È proprio su questo confine che lavora Olfasense, azienda tedesca specializzata nelle tecnologie per la misurazione e la caratterizzazione degli odori.
Il settore negli ultimi anni è diventato sempre più tecnologico. Non ci sono soltanto nasi e sacche contenenti i campioni da analizzare: entrano in gioco olfattometri automatici, software, sistemi digitali per la gestione dei panel, strumenti per il campionamento e tecnologie analitiche per i composti organici volatili.
Secondo i dati forniti dalla stessa Olfasense, le sue apparecchiature sono utilizzate da oltre 400 laboratori, istituti di ricerca, università e aziende nel mondo, mentre i progetti sugli odori realizzati dal gruppo hanno superato quota 6.500 in oltre 65 Paesi.
Il cuore resta il naso umano
La tecnologia, almeno nell’olfattometria dinamica, non elimina l’uomo. Al contrario, il naso resta il vero sensore.
Uno degli strumenti principali dell’azienda è il TO8 evolution, un olfattometro disponibile nelle configurazioni a quattro o sei postazioni e conforme ai requisiti della EN 13725:2022, la norma europea di riferimento per la determinazione della concentrazione di odore attraverso olfattometria dinamica.
Il principio, semplificando, consiste nel diluire progressivamente un campione odorigeno con aria neutra e sottoporlo ai componenti del panel. Attraverso le risposte delle persone selezionate si determina la soglia alla quale l’odore diventa percepibile.
La macchina deve quindi riuscire a produrre diluizioni estremamente precise, ma alla fine della catena c’è ancora una persona che deve dire: sì, sento qualcosa oppure no.
Ed è forse questo uno degli aspetti più particolari dell’intera industria degli odori: apparecchiature sofisticate vengono costruite attorno a uno strumento biologico che l’uomo possiede da sempre.
Dal TO8 al TO9 per gli odori più concentrati
Alla stessa famiglia appartiene il TO9 evolution. Rispetto al TO8 aggiunge il metodo dual forced choice e soprattutto aumenta la capacità massima di diluizione fino a 2¹⁷, permettendo di lavorare con campioni caratterizzati da concentrazioni odorimetriche più elevate. Anche il TO9 risponde alla EN 13725:2022.
Entrambi gli strumenti sono progettati per essere utilizzati non soltanto all’interno di un laboratorio fisso. La loro trasportabilità consente infatti di allestire anche laboratori mobili direttamente sul campo.
Un vantaggio tutt’altro che secondario quando si lavora sugli odori. Ridurre il tempo tra il prelievo del campione e l’analisi significa infatti limitare uno dei problemi tipici di questo settore: la possibile alterazione del campione durante conservazione e trasporto.
Anche il laboratorio diventa digitale
Accanto alla parte strettamente meccanica c’è poi quella informatica.
Olfasense ha sviluppato WiNose evolution, un sistema LIMS (Laboratory Information Management System) specificamente pensato per i laboratori olfattometrici.
Il software permette di centralizzare campioni, risultati delle misurazioni, apparecchiature e dati relativi ai componenti dei panel, mantenendo anche la tracciabilità delle modifiche. L’obiettivo è ridurre le operazioni manuali e facilitare sia il controllo qualità sia la preparazione degli audit di accreditamento.
È un passaggio interessante perché mostra come anche un settore apparentemente molto “fisico”, basato sulla raccolta di aria e sulla percezione umana, stia progressivamente spostando una parte del lavoro verso gestione e tracciabilità digitale dei dati.
Quando non basta sapere quanto puzza
L’olfattometria risponde principalmente a una domanda: quanto è forte, dal punto di vista odorigeno, quel campione?
Ma non sempre basta.
In alcuni casi interessa capire quali sostanze sono presenti. Ed è qui che entrano in gioco tecnologie analitiche differenti.
Olfasense distribuisce anche strumenti basati sulla spettrometria a mobilità ionica, in collaborazione con lo specialista G.A.S. Il portafoglio comprende soluzioni GC-IMS destinate alla rilevazione dei composti organici volatili in matrici differenti, dall’industria alimentare al controllo dei processi. Esistono inoltre applicazioni specifiche per il biogas e gli impianti di depurazione.
La differenza è importante: percepire un odore e identificare chimicamente ciò che lo provoca non sono la stessa cosa. Proprio per questo, nelle indagini più complesse possono essere utilizzate metodologie differenti e complementari.
Il collegamento con Italia e San Marino
La rete Olfasense arriva direttamente anche in Italia.
LEnviroS è indicata dall’azienda come rappresentante ufficiale delle tecnologie Olfasense per Italia, Repubblica di San Marino e Città del Vaticano.
Non si tratta soltanto di un distributore commerciale. Secondo Olfasense, LEnviroS dispone a sua volta di un laboratorio accreditato dedicato alla misurazione degli odori e alla consulenza ed è da tempo utilizzatore delle tecnologie e dei software dell’azienda.
Un settore sempre più specializzato
Dietro una protesta per i cattivi odori provenienti da un depuratore, una discarica, un allevamento o uno stabilimento industriale esiste dunque una filiera tecnologica molto più articolata di quanto possa sembrare.
Bisogna raccogliere il campione senza contaminarlo, conservarlo correttamente, preparare aria neutra, effettuare diluizioni controllate, selezionare e verificare i componenti del panel, registrare le risposte e trasformarle in dati confrontabili.
In altri casi bisogna aggiungere analisi chimiche, sensori e strumenti capaci di riconoscere i composti presenti nell’aria.
Il caso Olfasense fotografa bene questa evoluzione: il naso umano rimane centrale, ma intorno al naso sta crescendo un laboratorio sempre più automatizzato, digitale e specializzato.
Ed è probabilmente proprio questa integrazione tra percezione umana e tecnologia uno dei terreni sui quali si giocherà il futuro della misurazione degli odori.


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