Milena Gabanelli e Andrea Priante affrontano il problema su Dataroom del Corriere della Sera. Dai dati Istat alle autorizzazioni ambientali, ecco gli ostacoli che rendono complicata la lotta alle molestie olfattive
Le emissioni odorigene arrivano anche su Dataroom. Nell’articolo del Corriere della Sera firmato da Milena Gabanelli e Andrea Priante, il tema viene affrontato partendo dalla convivenza tra residenti e attività produttive: una difficoltà quotidiana per chi deve fare i conti con odori persistenti, proteste e risposte che spesso richiedono tempi lunghi.
Finestre chiuse, impossibilità di utilizzare il giardino, odori che entrano nelle stanze. Il problema riguarda la possibilità di vivere normalmente nella propria abitazione. E per affrontarlo occorre mettere insieme segnalazioni, controlli, misurazioni e interventi sulle fonti.
Quasi una famiglia su cinque segnala odori sgradevoli
I numeri aiutano a capire la diffusione del disagio. Secondo i dati Istat pubblicati in Noi Italia 2025, riferiti al 2024, quasi un quinto delle famiglie lamenta la presenza di odori sgradevoli nella zona in cui abita. La quota raggiunge il 29% in Campania e il 27,5% in Puglia. www.istat.it
È però necessario distinguere il significato del dato: si tratta di famiglie che riferiscono un problema, non di una misurazione delle emissioni industriali. L’indagine non permette di attribuire automaticamente tutti gli episodi alle fabbriche, né di stabilire l’eventuale esposizione a sostanze pericolose.
Il dato descrive comunque una criticità estesa, che rende importante capire da dove arrivano gli odori e quali strumenti consentano di ridurli.
Puzza e tossicità non sono la stessa cosa
Sentire un cattivo odore non significa necessariamente respirare una sostanza a concentrazioni pericolose. Allo stesso modo, non avvertire odori non garantisce che l’aria sia priva di inquinanti.
Per valutare il rischio occorre conoscere le sostanze presenti, le loro concentrazioni e la durata dell’esposizione. Il disturbo olfattivo richiede una valutazione specifica: un odore può compromettere l’uso degli spazi e il benessere quotidiano anche senza coincidere con un rischio tossicologico.
Come evidenzia Arpat nell’approfondimento sui sistemi di monitoraggio degli odori molesti, la vicinanza tra aree residenziali e attività industriali o artigianali rappresenta una delle condizioni che alimentano il problema. In alcuni territori l’espansione urbana ha avvicinato le abitazioni a impianti originariamente isolati. www.arpat.toscana.it
Le regole ci sono, ma manca una soglia unica nazionale
Una delle difficoltà riguarda il passaggio dalla segnalazione del cittadino alla prescrizione di un intervento.
L’articolo 272-bis del Testo unico ambientale permette alla normativa regionale e alle autorizzazioni di prevedere misure per prevenire e limitare le emissioni odorigene. Gli strumenti comprendono limiti per le sostanze, prescrizioni tecniche e gestionali, criteri di localizzazione e piani di contenimento.
Non esiste però un unico limite nazionale applicabile indistintamente a tutte le attività. Le condizioni devono essere definite considerando le caratteristiche degli impianti e del territorio interessato, compresa la presenza di abitazioni e luoghi sensibili. www.normattiva.it
Nel 2023 il ministero dell’Ambiente ha approvato gli indirizzi nazionali per l’applicazione della norma. L’approvazione, pubblicata nella Gazzetta ufficiale del 10 luglio 2023, ha introdotto un riferimento comune per affrontare le emissioni odorigene nei procedimenti ambientali. www.gazzettaufficiale.it
Si può intervenire anche sugli impianti già attivi
Le autorizzazioni sono uno dei passaggi decisivi. Per le attività con un potenziale impatto odorigeno, la domanda deve contenere una descrizione e una valutazione delle emissioni, insieme alle misure previste per contenerle, secondo il procedimento applicabile.
Il problema riguarda però anche stabilimenti che lavorano da anni. Essere già autorizzati non esclude la possibilità di ulteriori interventi sugli odori.
Gli indirizzi nazionali del 2023 prevedono infatti anche una procedura per affrontare situazioni critiche durante l’esercizio, che può condurre al riesame dell’autorizzazione. Il percorso richiede di ricostruire il problema e raccogliere elementi utili a stabilire quali misure siano necessarie.
La prevenzione delle nuove criticità e la gestione di quelle esistenti sono quindi due fronti dello stesso lavoro. www.reteambiente.it
Perché i controlli non danno sempre risposte immediate
Un episodio può durare pochi minuti, ripetersi a intervalli o presentarsi soltanto in determinate condizioni. Quando i tecnici arrivano sul posto, l’odore potrebbe essere già scomparso.
Individuare la fonte richiede quindi più di una verifica occasionale. Serve ricostruire quando si manifesta il disturbo, dove viene percepito e come si collega alle possibili sorgenti.
Le metodologie illustrate da Snpa comprendono analisi chimiche, olfattometria dinamica, strumenti di monitoraggio, modelli di dispersione e coinvolgimento della popolazione. Ogni approccio fornisce informazioni diverse, da utilizzare in funzione della situazione. www.snpambiente.it
Le segnalazioni dei residenti aiutano a individuare luoghi e orari degli episodi. Le analisi permettono di caratterizzare i campioni. I modelli stimano come le emissioni possano raggiungere le aree circostanti. Mettere insieme queste informazioni rende più solida la valutazione del problema.
Nasi elettronici e tecnologie di abbattimento: cosa possono fare
Anche i nasi elettronici possono aiutare a documentare gli episodi. Sono strumenti che, dopo un adeguato addestramento, riconoscono determinati profili odorigeni.
Nel luglio 2025 Arpat ha presentato un sistema addestrato sulle emissioni della produzione di conglomerati bituminosi e asfalti. Come spiega l’agenzia ambientale toscana nella descrizione del dispositivo, lo strumento può attivare un campionatore per raccogliere l’aria da sottoporre alle successive analisi di laboratorio. I risultati possono sostenere anche l’aggiornamento delle prescrizioni ambientali. www.arpat.toscana.it
Il monitoraggio deve poi tradursi in interventi. Il documento tecnico Snpa del 2025 sulle emissioni odorigene considera sia le tecnologie di trattamento sia gli accorgimenti gestionali, da scegliere in base alle caratteristiche dell’attività e delle emissioni. www.snpambiente.it
La verifica decisiva arriva dopo l’intervento: capire se gli episodi diminuiscono, se le misure funzionano nel tempo e se i residenti possono tornare a utilizzare normalmente abitazioni e spazi esterni. È questo il risultato concreto che la gestione delle molestie olfattive deve perseguire.


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