Misurare un odore è possibile, ma non significa semplicemente individuare le sostanze presenti nell’aria. Campionamento, panel di esaminatori e olfattometro permettono di determinare la concentrazione di odore secondo procedure standardizzate

Un odore può essere forte, debole, gradevole o insopportabile. Ma come si trasforma una sensazione percepita dal naso in un dato misurabile?

È una delle domande fondamentali quando si parla di emissioni odorigene provenienti da depuratori, impianti di trattamento dei rifiuti, compostaggi, allevamenti, industrie alimentari e numerose altre attività produttive.

Uno degli strumenti principali utilizzati per quantificare gli odori è l’olfattometria dinamica, una tecnica standardizzata che utilizza il naso umano come vero e proprio strumento di misura.

Il risultato viene espresso attraverso la concentrazione di odore, generalmente indicata in unità odorimetriche europee per metro cubo, ouE/m³.

Vediamo come funziona.

Misurare un odore non significa soltanto fare un’analisi chimica

Prima di tutto bisogna distinguere due concetti.

Un’analisi chimica può identificare e quantificare determinate sostanze presenti nell’aria, ad esempio ammoniaca, idrogeno solforato o composti organici volatili.

La percezione olfattiva è però più complessa.

Un’emissione può contenere decine o centinaia di composti differenti. Alcune sostanze possono essere percepite dal naso umano già a concentrazioni estremamente basse e differenti composti possono inoltre interagire tra loro.

Sapere quali molecole sono presenti è quindi molto importante, ma non equivale automaticamente a misurare l’odore complessivamente percepito dalle persone.

È qui che entra in gioco l’olfattometria.

Cos’è l’olfattometria dinamica

L’olfattometria dinamica è un metodo utilizzato per determinare la concentrazione di odore di un campione gassoso attraverso un gruppo di persone selezionate, chiamato panel.

Il principio, semplificando, è questo: il campione odorigeno viene progressivamente diluito con aria neutra fino a individuare il punto in cui l’odore diventa appena percepibile.

Per effettuare questa operazione viene utilizzato uno strumento chiamato olfattometro.

L’analisi non serve quindi a stabilire semplicemente se un campione “puzza” oppure no. Serve a determinare quanto deve essere diluito prima di raggiungere la soglia di percezione olfattiva.

Più diluizione è necessaria, maggiore è la concentrazione di odore del campione.

Prima fase: il campionamento

Prima dell’analisi bisogna raccogliere il campione.

Ed è una fase fondamentale, perché un campionamento eseguito male può compromettere il risultato successivo.

Le modalità dipendono anche dal tipo di sorgente.

Un’emissione può provenire, ad esempio, da un camino o condotto, da una superficie come una vasca di trattamento oppure da una sorgente diffusa.

Il campione viene raccolto utilizzando materiali e procedure adatti a limitare alterazioni prima dell’analisi.

L’obiettivo è portare in laboratorio un campione che rappresenti nel modo più fedele possibile l’emissione che si vuole caratterizzare.

Il panel: il naso umano diventa uno strumento di misura

Una delle caratteristiche più particolari dell’olfattometria dinamica è proprio questa: la misurazione coinvolge persone reali.

Non significa però prendere alcuni volontari e chiedere loro quanto sia sgradevole un odore.

I componenti del panel devono possedere caratteristiche olfattive adeguate e vengono selezionati e verificati secondo criteri standardizzati.

Questo serve a ridurre il più possibile la variabilità individuale.

Alcune persone, infatti, hanno un olfatto molto sensibile; altre percepiscono determinate sostanze soltanto a concentrazioni maggiori.

Per questo il metodo prevede procedure precise per la selezione degli esaminatori.

Come funziona l’olfattometro

L’olfattometro permette di presentare agli esaminatori il campione a differenti livelli di diluizione.

Il campione odorigeno viene miscelato con aria neutra secondo rapporti controllati.

All’inizio la diluizione può essere molto elevata, tanto che l’odore non viene percepito. Progressivamente aumenta la quantità di campione presente nella miscela.

Gli esaminatori devono indicare quando riescono a percepire l’odore.

Attraverso le risposte del panel viene individuata la soglia di rilevazione e calcolata la concentrazione di odore.

Cosa significa ouE/m³

Arriviamo così a una delle sigle più frequenti nei documenti sulle emissioni odorigene:

ouE/m³.

Significa unità odorimetrica europea per metro cubo.

In termini semplificati, una concentrazione di 1 ouE/m³ corrisponde alla concentrazione alla quale l’odore si trova alla soglia di percezione definita dal metodo.

Se un campione presenta una concentrazione molto più elevata, significa che deve essere diluito molte volte prima di raggiungere quella soglia.

È quindi importante capire che l’unità odorimetrica non misura quanto un odore sia sgradevole.

Misura la sua concentrazione in relazione alla percezione olfattiva.

Concentrazione e sgradevolezza non sono la stessa cosa

Due odori con la stessa concentrazione odorimetrica possono essere percepiti in maniera molto diversa.

L’odore del pane appena sfornato e quello associato a determinati processi di trattamento dei rifiuti possono avere caratteristiche completamente differenti anche se, in determinate condizioni, presentano valori confrontabili di concentrazione.

Quando si studia una molestia olfattiva entrano quindi in gioco diversi fattori:

concentrazione, frequenza, durata, intensità, carattere dell’odore e tono edonico, cioè quanto l’odore viene percepito come piacevole o sgradevole.

Anche il contesto è importante. Un odore tollerabile per pochi secondi può diventare una molestia se compare per molte ore o si ripete ogni giorno.

La norma EN 13725

Il principale riferimento tecnico europeo per l’olfattometria dinamica è la EN 13725, dedicata alla determinazione della concentrazione di odore attraverso olfattometria dinamica.

La norma stabilisce requisiti relativi alle procedure di misurazione, alle apparecchiature e alla selezione degli esaminatori, con l’obiettivo di rendere i risultati il più possibile ripetibili e confrontabili.

È un riferimento centrale per laboratori, gestori di impianti, consulenti ambientali e autorità coinvolte nella valutazione delle emissioni odorigene.

Dalla concentrazione alla ricaduta sul territorio

Conoscere la concentrazione di odore alla sorgente, tuttavia, non risponde ancora a un’altra domanda fondamentale:

quanto odore arriverà alle abitazioni vicine?

Per affrontare questo problema i dati sulle emissioni possono essere utilizzati all’interno di modelli di dispersione atmosferica.

Il modello considera elementi come caratteristiche della sorgente, portata dell’emissione, condizioni meteorologiche, vento e conformazione del territorio.

L’obiettivo è stimare come l’emissione si disperda e quali concentrazioni possano verificarsi presso i cosiddetti ricettori, cioè le aree nelle quali si trovano abitazioni o altre attività sensibili.

Per questo una valutazione dell’impatto odorigeno può mettere insieme campionamento, olfattometria, dati meteorologici e modellistica di dispersione.

E i nasi elettronici?

Negli ultimi anni stanno trovando sempre maggiore spazio anche i nasi elettronici, strumenti costituiti da sensori e sistemi di elaborazione capaci di riconoscere determinate impronte associate agli odori.

Sono particolarmente interessanti per il monitoraggio continuativo.

Possono essere installati attorno a un impianto e raccogliere segnali per periodi prolungati, permettendo di individuare eventi e variazioni nel tempo.

Ma naso elettronico e olfattometria dinamica non sono sinonimi e non misurano necessariamente la stessa cosa.

L’integrazione di strumenti differenti rappresenta invece una delle strade più interessanti: olfattometria per quantificare la concentrazione di odore, analisi chimiche per individuare le sostanze, sensori per il monitoraggio continuo e modelli matematici per studiarne la dispersione.

Perché misurare gli odori è così complesso

Gli odori rappresentano una particolare forma di impatto ambientale perché il recettore finale è, inevitabilmente, il sistema olfattivo umano.

Per questo la loro valutazione richiede competenze differenti: chimica, meteorologia, sensoristica, modellistica e analisi sensoriale.

L’olfattometria dinamica permette di trasformare la percezione in un dato quantitativo standardizzato.

Non elimina la complessità del problema, ma rappresenta uno degli strumenti fondamentali per passare dal semplice “si sente cattivo odore” a una valutazione tecnica delle emissioni odorigene.


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