Aspirazione dell’aria, depressione controllata, filtro a maniche e scrubber: il nuovo sistema interviene nella zona di scarico e movimentazione, una delle fasi più critiche per le emissioni diffuse

Un nuovo impianto per il trattamento odori rifiuti interviene direttamente dove le emissioni possono originarsi: nella zona di scarico e movimentazione degli RSU. A realizzarlo è stata OMAR – Air Filtration Systems, che ha progettato e fornito un sistema integrato di aspirazione e trattamento dell’aria per una stazione di trasferimento dei rifiuti solidi urbani.

Il nuovo intervento è stato presentato dall’azienda come case study dedicato al trattamento dell’aria nelle stazioni di trasferimento RSU.

Il caso è interessante perché permette di osservare concretamente una delle strategie utilizzate per affrontare gli odori negli impianti di gestione dei rifiuti: prima impedire all’aria contaminata di disperdersi nell’ambiente, poi captarla e infine trattarla.

Trattamento odori rifiuti: il problema nasce già dallo scarico

Una stazione di trasferimento rappresenta un passaggio intermedio nella filiera dei rifiuti.

I mezzi della raccolta conferiscono gli RSU all’interno dell’impianto, dove il materiale viene temporaneamente gestito e successivamente trasferito su veicoli di maggiore capacità destinati agli impianti finali.

Nel caso affrontato da OMAR, i camion scaricano i rifiuti all’interno di una fossa di ricezione. Da qui un ragno meccanico preleva il materiale e lo trasferisce su una serie di nastri trasportatori che alimentano una grande pressa orizzontale.

Dopo la compattazione, il materiale viene caricato nuovamente per essere trasportato verso gli impianti di trattamento e valorizzazione.

Proprio queste operazioni di scarico, movimentazione e trasferimento dei rifiuti possono generare emissioni diffuse e composti odorigeni.

Il problema non riguarda quindi esclusivamente ciò che avviene durante il trattamento vero e proprio dei rifiuti. Anche le fasi logistiche possono richiedere sistemi specificamente progettati per la gestione dell’aria.

La prima barriera contro gli odori è la depressione

La soluzione adottata parte dalla captazione delle emissioni.

OMAR ha progettato un sistema di aspirazione collegato a un filtro a maniche PJB, dimensionato in modo da mantenere una leggera depressione all’interno della zona nella quale i camion scaricano i rifiuti.

Il principio è relativamente semplice ma fondamentale.

Mantenendo l’ambiente in depressione rispetto all’esterno, l’aria tende a essere richiamata verso il sistema di aspirazione anziché fuoriuscire liberamente dall’edificio.

In questo modo polveri, contaminanti ed emissioni odorigene possono essere intercettati vicino alla sorgente prima della loro dispersione.

È un approccio che mette in evidenza un aspetto spesso trascurato quando si parla di odori industriali: l’abbattimento rappresenta soltanto una parte del problema. Prima ancora di trattare l’aria bisogna riuscire a raccoglierla efficacemente.

OMAR sviluppa infatti sistemi specifici per aspirazione e filtrazione nel settore dei rifiuti, dalla movimentazione alla selezione, fino al compostaggio e al riciclo.

Dal filtro allo scrubber

Una volta aspirata, l’aria deve essere trattata.

Nel nuovo impianto entra quindi in funzione il secondo elemento della configurazione: uno scrubber monostadio realizzato in polipropilene.

Lo scrubber è collocato a valle della sezione di filtrazione ed è destinato al trattamento dell’aria aspirata e all’abbattimento chimico-fisico dei composti responsabili delle emissioni odorigene.

La sequenza diventa quindi:

contenimento dell’ambiente → aspirazione → filtrazione → trattamento degli odori.

È proprio la combinazione delle diverse fasi a rendere interessante il case study.

La strategia non consiste nell’installare semplicemente un dispositivo deodorante alla fine del processo, ma nel progettare l’intero percorso dell’aria contaminata dalla sorgente fino al punto di emissione.

Perché negli impianti rifiuti non esiste una soluzione unica

Le caratteristiche di una stazione RSU possono variare notevolmente.

Cambiano le portate d’aria da trattare, la quantità e la tipologia dei materiali movimentati, la configurazione degli edifici e naturalmente le prescrizioni contenute nelle autorizzazioni ambientali.

Per questo OMAR sottolinea che gli impianti vengono progettati sulla base delle effettive condizioni operative.

Anche le tecnologie disponibili possono essere differenti.

Oltre agli scrubber, nel trattamento delle emissioni odorigene provenienti dal settore dei rifiuti possono essere utilizzati sistemi biologici. OMAR, ad esempio, produce anche biofiltri per la depurazione dell’aria, nei quali microrganismi presenti nel letto filtrante degradano biologicamente determinati composti organici e odorigeni.

La scelta fra scrubber, biofiltrazione o altre tecnologie dipende quindi dalla composizione dell’emissione e dalle caratteristiche dell’impianto.

Captare l’odore prima che raggiunga l’esterno

Il caso della stazione di trasferimento mostra soprattutto l’importanza della prevenzione delle emissioni diffuse.

Un camino rappresenta una sorgente relativamente semplice da individuare e caratterizzare. Molto diverso è il caso di un grande ambiente nel quale camion entrano ed escono, portoni vengono aperti e tonnellate di materiale vengono scaricate e movimentate.

Se l’edificio non viene adeguatamente confinato e aspirato, l’aria può uscire attraverso porte, aperture e altri punti non controllati, rendendo più difficile anche la gestione dell’impatto odorigeno all’esterno.

La depressione controllata serve proprio a ridurre questo rischio.

La progettazione dell’aspirazione diventa quindi parte integrante della strategia contro gli odori, insieme alla tecnologia utilizzata successivamente per depurare il flusso raccolto.

OMAR punta sul settore dei rifiuti

Il progetto rientra in una presenza più ampia dell’azienda trevigiana nel comparto ambientale.

OMAR – Air Filtration Systems sviluppa sistemi di aspirazione e filtrazione per diverse fasi della gestione dei rifiuti, comprese selezione, triturazione, recupero, compostaggio e riciclo.

Nel caso della nuova stazione di trasferimento, il sistema è stato realizzato specificamente sulla base delle caratteristiche dell’area di conferimento. L’azienda non indica pubblicamente nel case study il luogo né il gestore della struttura.

Ed è un particolare importante: non è quindi possibile attribuire l’intervento a uno specifico impianto o territorio sulla base delle informazioni attualmente disponibili.

Dal punto di vista tecnologico, però, il caso offre un esempio concreto di come possa essere affrontato il problema: confinare la sorgente, mantenere la depressione, aspirare l’aria e sottoporla a un trattamento dedicato prima della reimmissione nell’ambiente.

Una sequenza che può sembrare semplice sulla carta, ma che richiede il corretto dimensionamento dell’intero sistema sulla base delle condizioni effettive di esercizio.


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