I dati del sistema NOSE utilizzato da ARPA Sicilia e CNR: oltre nove segnalazioni su dieci arrivano dall’area industriale siracusana. Un modello che trasforma le chiamate dei cittadini in informazioni utili per individuare gli episodi odorigeni
I cattivi odori avvertiti dai cittadini possono sembrare un’informazione difficile da utilizzare scientificamente. Ma quando centinaia di segnalazioni vengono raccolte, geolocalizzate e confrontate con dati meteorologici e analisi dell’aria, il quadro cambia completamente.
È la logica di NOSE – Network for Odour Sensitivity, il sistema sviluppato in Sicilia per raccogliere in tempo reale le segnalazioni relative alle molestie olfattive. E i numeri dell’ultimo bilancio raccontano quanto il problema sia sentito: 5.858 segnalazioni registrate in un anno.
Secondo i dati diffusi dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, il 92% delle segnalazioni proviene dall’area industriale di Siracusa, uno dei territori italiani nei quali il tema delle emissioni odorigene è da tempo particolarmente rilevante.
Il 61% segnala odore di idrocarburi
Il dato diventa ancora più interessante entrando nel dettaglio di ciò che percepiscono i cittadini.
Nell’area industriale siracusana il 61% delle segnalazioni è associato alla categoria “idrocarburi”. Seguono altre tipologie di odore indicate dagli utenti attraverso il sistema.
Non si tratta, naturalmente, di un’analisi chimica: il cittadino descrive ciò che percepisce. La segnalazione rappresenta però il punto di partenza di un meccanismo più articolato.
NOSE è infatti nato dalla collaborazione tra ARPA Sicilia e il Consiglio Nazionale delle Ricerche, con l’obiettivo di costruire uno strumento capace di mettere in relazione le molestie percepite dalla popolazione con le informazioni ambientali disponibili. Il progetto è operativo nelle aree ad elevato rischio di crisi ambientale di Siracusa, Milazzo e Valle del Mela e Caltanissetta.
Cosa succede quando arrivano molte segnalazioni
Il punto di forza del sistema sta proprio nella rapidità.
Attraverso la web app NOSE il cittadino può comunicare luogo, momento e caratteristiche dell’odore percepito. Le segnalazioni vengono registrate e aggregate.
Quando in una determinata zona si concentra un numero significativo di segnalazioni in un intervallo temporale ristretto, il sistema può evidenziare la presenza di un episodio odorigeno rilevante.
A quel punto entrano in gioco informazioni molto più tecniche.
Le segnalazioni possono essere confrontate con direzione e velocità del vento, condizioni meteorologiche, posizione delle sorgenti industriali e dati delle stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria.
Il cittadino diventa quindi, in un certo senso, il primo sensore di una rete molto più complessa.
Dal naso dei cittadini alle analisi dell’aria
Uno degli aspetti più interessanti di NOSE è proprio il tentativo di superare uno dei problemi storici delle molestie olfattive.
Un odore può comparire improvvisamente e sparire prima dell’arrivo dei tecnici. Inoltre può essere trasportato dal vento per chilometri, rendendo tutt’altro che immediata l’individuazione della sorgente.
Per questo le segnalazioni raccolte in tempo reale possono fornire una fotografia spaziale e temporale dell’evento.
Quando vengono superate determinate soglie di segnalazione, il sistema prevede procedure di approfondimento che possono comprendere campionamenti dell’aria e successive analisi chimiche. L’obiettivo non è dimostrare automaticamente che l’odore provenga da un determinato stabilimento, ma raccogliere elementi utili a ricostruire l’episodio.
Ed è una distinzione fondamentale: percepire un odore non equivale a identificare la sostanza che lo provoca, così come indicare una possibile provenienza non significa averne accertato la sorgente.
Perché le segnalazioni dei cittadini contano
La citizen science applicata agli odori sta diventando uno degli strumenti più interessanti per affrontare fenomeni che gli strumenti tradizionali possono avere difficoltà a intercettare.
Migliaia di persone distribuite sul territorio costituiscono infatti una rete sensoriale enorme.
Il problema è trasformare queste percezioni, inevitabilmente soggettive, in informazioni strutturate e confrontabili.
NOSE prova a farlo chiedendo agli utenti di utilizzare una procedura comune e facendo confluire le segnalazioni in un’unica piattaforma.
Il risultato non sostituisce centraline, laboratori, olfattometria o analisi chimiche. Aggiunge però un livello di informazione che altrimenti rischierebbe di andare perso.
Un modello interessante anche fuori dalla Sicilia
Il caso siciliano è particolarmente significativo perché mette insieme partecipazione dei cittadini, monitoraggio ambientale, meteorologia e analisi scientifiche.
Ed è un approccio che potrebbe diventare sempre più importante anche in altri territori interessati da depuratori, discariche, impianti di trattamento rifiuti, attività industriali, allevamenti o impianti di produzione energetica.
I 5.858 episodi segnalati in un anno non rappresentano automaticamente altrettanti eventi di inquinamento né altrettante violazioni ambientali. Rappresentano però una quantità enorme di informazioni sulla percezione degli odori da parte della popolazione.
Ed è forse questa la lezione più interessante di NOSE: il naso del cittadino, da solo, è una testimonianza. Migliaia di nasi collegati a dati ambientali possono diventare uno strumento di monitoraggio.


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