Dal prelievo dell’aria alla prova con esaminatori selezionati: il metodo permette di quantificare la concentrazione di odore di un campione. Ecco come funziona, come leggere il risultato e quali informazioni servono per valutare l’impatto sul territorio
Un odore può essere percepito come debole, intenso, gradevole o fastidioso. Per studiare le emissioni di un impianto, però, occorre passare dalla descrizione a una misura confrontabile. L’olfattometria dinamica serve a determinare la concentrazione di odore di un campione gassoso, utilizzando uno strumento e un gruppo di esaminatori umani.
Il riferimento è la UNI EN 13725:2022. Come spiega la scheda ufficiale pubblicata da UNI, la norma definisce un metodo oggettivo per misurare la concentrazione di odore e determinare la portata di odore da sorgenti fisse, in particolare emissioni convogliate e sorgenti areali attive, come i biofiltri.
Il risultato fornisce una base comune per valutare le emissioni odorigene. Il naso umano entra nella procedura come sensore, ma la prova segue condizioni e criteri definiti. UNI Ente Italiano di Normazione
Dal sopralluogo al campione di aria
Il lavoro comincia dall’impianto. Occorre individuare le sorgenti da esaminare e organizzare il prelievo: un camino, un condotto, un biofiltro o un’altra superficie emissiva richiedono modalità di campionamento adeguate.
Nella descrizione delle attività di olfattometria dinamica, LOD distingue quattro passaggi: sopralluogo, prelievo alle sorgenti, analisi e valutazione dei risultati.
Anche il tempo tra raccolta e analisi conta. Il laboratorio indica che i campioni vengono esaminati entro trenta ore dal prelievo, in un locale conforme ai requisiti della prova.
Le analisi possono essere svolte anche con una sede mobile attrezzata, utile quando la distanza dal laboratorio rende difficile rispettare le tempistiche. La disponibilità di uno strumento, quindi, deve essere accompagnata da una gestione corretta dell’intero percorso del campione. LOD
Che cosa fanno gli esaminatori
In laboratorio il campione viene diluito con aria neutra, cioè priva di odori interferenti, e presentato attraverso un olfattometro a un gruppo selezionato di persone, chiamato panel.
Gli esaminatori devono indicare se percepiscono un odore. Le loro risposte, raccolte a diverse diluizioni, permettono di ricavare la concentrazione del campione.
Non viene chiesto di stabilire quanto l’odore sia sgradevole. La prova riguarda la rilevazione dell’odore secondo la procedura prevista.
ARPA Friuli Venezia Giulia descrive questo funzionamento nella pagina del proprio laboratorio olfattometrico, dove opera un panel composto da personale interno ed esterno. L’agenzia utilizza le misure anche per verificare le indicazioni contenute nelle autorizzazioni ambientali degli impianti. ARPA FVG
Che cosa significa ouE/m³
Il risultato viene espresso in unità di odore europee per metro cubo, indicate con la sigla ouE/m³.
Il valore è legato alla diluizione necessaria per portare il campione alla soglia di rilevazione. In termini semplici, più il campione deve essere diluito, maggiore è la sua concentrazione di odore.
Un esempio aiuta a leggere il dato: una concentrazione di 1.000 ouE/m³ corrisponde, in termini semplificati, a una diluizione mille volte necessaria per raggiungere la soglia prevista dal metodo.
Il numero non esprime milligrammi di una singola sostanza e non coincide con un giudizio sulla gradevolezza. Descrive la concentrazione dell’odore presente nella miscela analizzata.
La spiegazione tecnica di Progress sull’olfattometria dinamica richiama l’impiego di questo valore nelle valutazioni ambientali, nelle verifiche di conformità e nei procedimenti autorizzativi. Progress S.r.l.
A cosa serve per gli impianti
L’olfattometria può contribuire a valutare l’efficienza dei sistemi di trattamento degli odori e fornire informazioni per la gestione dell’impianto.
Il confronto tra misure effettuate in condizioni coerenti permette di approfondire il comportamento di un presidio ambientale. LOD indica questa applicazione tra gli utilizzi del metodo, insieme ai controlli sulle emissioni.
Il valore misurato deve poi essere interpretato rispetto alla sorgente, alle condizioni del prelievo e agli eventuali riferimenti applicabili. Un risultato numerico acquista significato nel contesto della verifica per cui è stato ottenuto. LOD
Perché la misura alla sorgente non basta a descrivere la molestia
Misurare un campione emesso dall’impianto e valutare l’esposizione degli abitanti sono due passaggi collegati, ma diversi. Tra la sorgente e le abitazioni intervengono trasporto e dispersione atmosferica.
La pubblicazione tecnica SNPA sulle emissioni odorigene chiarisce inoltre che la determinazione olfattometrica nell’aria ambiente è esclusa dal campo di applicazione della UNI EN 13725. Usata da sola su campioni ambientali, può restituire informazioni limitate.
Per approfondire l’impatto sul territorio servono strumenti complementari: analisi chimiche, osservazioni della percezione, sistemi automatici e modelli di dispersione.
L’olfattometria dinamica fornisce dunque un dato essenziale sulla concentrazione di odore del campione. La ricostruzione delle molestie richiede di collegarlo alle sorgenti, alla variabilità delle emissioni e alle condizioni in cui l’odore raggiunge i ricettori.


Lascia un commento