Gli odori nella produzione di pet food possono arrivare da più punti dello stesso stabilimento: dalle linee di lavorazione, dai materiali di scarto o dagli impianti che trattano le acque reflue. Individuare la sorgente è il primo passaggio per scegliere dove captare l’aria e quale trattamento applicare.
Tre casi aziendali documentati da Labiotest e DESOTEC permettono di osservare problemi e soluzioni differenti. Sono esperienze riferite a singoli impianti, utili per capire come cambia il progetto in funzione del processo produttivo.
Odori nella produzione di pet food: le fasi critiche
In un caso di Labiotest sulla lavorazione degli alimenti per animali, le emissioni provenivano da estrusione, essiccamento e raffreddamento.
L’estrusione forma il prodotto e, secondo la lavorazione, può comprendere un trattamento termico. L’essiccamento allontana l’acqua in eccesso, mentre il raffreddamento utilizza flussi d’aria per portare il prodotto alle condizioni necessarie alle fasi successive.
Nello stabilimento del Centro Italia descritto dall’azienda erano presenti sette punti emissivi. Labiotest ha convogliato l’aria in un’unica camera in acciaio, dove un sistema di nebulizzazione distribuisce il prodotto deodorizzante LT Air Plus.
La camera è stata progettata per controllare la velocità dell’aria e garantire il tempo di contatto con il prodotto. Il fornitore riferisce una riduzione della concentrazione di odore rilevata mediante indagini olfattometriche, senza pubblicare una percentuale di abbattimento. www.labiotest.it
Quando la sorgente è il depuratore dello stabilimento
Il problema può interessare anche i servizi a supporto della produzione. In un secondo intervento Labiotest nel settore pet food, la criticità riguardava il trattamento delle acque reflue di un’azienda del Sud Italia.
L’intervento ha previsto la captazione dell’aria dal flottatore e dal locale centrifuga e l’installazione di un filtro chimico-fisico a secco DKFil. Il sistema combina substrati reagenti e carbone attivo; un demister separa la fase condensata prima del letto filtrante.
Secondo Labiotest, le indagini olfattometriche hanno rilevato un abbattimento della concentrazione di odore dell’85%. La percentuale riguarda il caso descritto: non indica una prestazione automaticamente replicabile in ogni stabilimento, né una riduzione equivalente delle molestie sul territorio. Labiotest
Scarti di produzione: il caso DESOTEC nel Regno Unito
Anche i depositi degli scarti meritano attenzione. Nel caso DESOTEC di una fabbrica britannica di pet food, lo stabilimento aveva inizialmente ipotizzato che la principale sorgente fosse lo sfiato dell’edificio produttivo.
L’azienda ha però sperimentato prima un filtro a carbone attivo AIRCON 2000 C sul serbatoio esterno degli scarti alimentari. Durante il trasferimento dei materiali, l’aria veniva spinta fuori dallo sfiato, generando odori.
Secondo il resoconto di DESOTEC, il trattamento ha consentito di riconoscere nel serbatoio la sorgente principale, evitando l’installazione del filtro più grande inizialmente ipotizzato per l’edificio.
Il caso, avviato nel 2020, ha evidenziato anche un’ulteriore emissione durante il riempimento delle autocisterne utilizzate per ritirare gli scarti. Desotec
Come leggere i risultati dei diversi interventi
I tre esempi riguardano sorgenti e condizioni operative diverse. Non costituiscono quindi un confronto diretto sull’efficacia delle tecnologie.
Per valutare una soluzione servono informazioni su portate, caratteristiche dell’aria, continuità delle emissioni e risultati delle misure. Nei casi presentati, i dati disponibili vanno da una percentuale di riduzione della concentrazione a descrizioni qualitative del miglioramento.
La scelta del trattamento parte così dalla mappa delle sorgenti dello stabilimento: linee produttive, depurazione, stoccaggio e movimentazione degli scarti possono richiedere interventi distinti.


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