L’associazione sollecita controlli indipendenti nell’area di Sabbione-Maratta e un canale ufficiale per le segnalazioni. Nessuna attribuzione preventiva delle responsabilità ai singoli stabilimenti
Nuovi controlli, accesso ai dati ambientali e un sistema tracciabile per raccogliere le segnalazioni dei residenti. Sono le richieste avanzate dalla delegazione di Codici per gli odori molesti a Terni, dopo le testimonianze di cittadini che riferiscono episodi ricorrenti in diverse zone della città.
Secondo quanto riportato da TerniToday, l’associazione ha inviato una comunicazione formale a 4Fish srl e agli enti competenti, chiedendo un nuovo accertamento tecnico. Gli odori vengono descritti dai residenti come riconducibili a pesce, farine animali o scarti organici e sarebbero avvertiti soprattutto nelle aree vicine alla zona industriale di Sabbione-Maratta, ma anche in altri quartieri.
Codici precisa di non attribuire preventivamente le emissioni a uno specifico stabilimento. L’obiettivo dichiarato è individuare l’origine degli episodi e verificare l’eventuale presenza di più sorgenti.
Odori molesti a Terni: la richiesta di controlli indipendenti
La persistenza delle segnalazioni è il punto dal quale parte l’iniziativa dell’associazione. Per Codici, le verifiche devono ricostruire le condizioni effettive nelle quali si manifesta il disturbo e consentire un confronto con le autorizzazioni ambientali.
“Il problema non è stabilire attraverso le percezioni dei cittadini chi sia responsabile – dichiara l’avvocato Massimo Longarini, segretario di Codici Terni – ma capire da dove provengano realmente questi odori e se le emissioni oggi presenti siano compatibili con le autorizzazioni e con la tutela della popolazione. Se gli impianti hanno risolto il problema, i dati dovrebbero dimostrarlo. Se invece gli episodi continuano, occorre capire perché. E se esistono altre sorgenti, queste devono essere individuate. I cittadini hanno diritto a conoscere i risultati dei controlli e a sapere che le loro segnalazioni vengono realmente verificate”.
La richiesta riguarda quindi una campagna indipendente, aggiornata e rappresentativa, che permetta di accertare la provenienza delle emissioni senza basarsi esclusivamente sulle descrizioni degli odori.
Metodi, condizioni meteorologiche e risultati da conoscere
Nella propria ricostruzione, Codici richiama tavoli tecnici, monitoraggi e iniziative di olfattometria partecipativa che sarebbero stati svolti nel 2025 e nel 2026. L’associazione riferisce inoltre di interventi sui sistemi di trattamento e di dati comunicati su una significativa riduzione delle emissioni odorigene.
Si tratta di elementi richiamati nella nota, che non presenta le relative relazioni tecniche. Codici chiede di poter conoscere metodologie, periodi di osservazione, condizioni meteorologiche, modalità di campionamento e risultati, per valutare se le campagne descrivano anche le circostanze nelle quali i cittadini continuano a segnalare il problema.
Il punto posto dall’associazione è la possibilità di confrontare i miglioramenti dichiarati con dati verificabili e con gli episodi ancora riferiti dai residenti.
Verifiche anche su emissioni diffuse, stoccaggi e movimentazioni
Le richieste non riguardano soltanto i sistemi di abbattimento. Codici sollecita controlli sul rispetto delle autorizzazioni e delle prescrizioni ambientali, sull’efficienza dei trattamenti e sulle possibili emissioni diffuse.
Tra le attività indicate figurano le fasi di carico e scarico e lo stoccaggio delle materie prime. L’associazione chiede inoltre di considerare altre possibili sorgenti nell’area industriale, così da non limitare gli accertamenti a un’unica attività.
A queste verifiche si affianca la richiesta di accesso alle informazioni ambientali: autorizzazioni, sopralluoghi, relazioni tecniche, dati olfattometrici, campagne di monitoraggio e segnalazioni già ricevute dagli enti.
Un canale tracciabile per i residenti
Codici propone anche un canale ufficiale per le segnalazioni, che consenta di raccogliere e verificare gli episodi riferiti dai cittadini. Chiede che i risultati dei controlli siano resi pubblici nei limiti consentiti dalla legge.
L’associazione ha sollecitato un riscontro scritto entro 30 giorni, riservandosi di valutare ulteriori iniziative in caso di mancata risposta o nuove criticità.
La fonte disponibile riporta le richieste di Codici, ma non le risposte dei destinatari né gli esiti di nuovi accertamenti. La provenienza degli odori resta dunque da verificare, così come l’eventuale coinvolgimento di più sorgenti emissive.


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