Comune, ARPA, eventuali piattaforme territoriali e informazioni da raccogliere: cosa può fare un cittadino quando una molestia olfattiva si ripete e perché indicare orario, durata e caratteristiche dell’odore può fare la differenza
Cattivi odori: a chi fare una segnalazione quando la puzza proveniente da un’attività, un impianto o un’area vicina diventa ricorrente? La risposta non è identica in tutta Italia, perché le procedure possono cambiare da Regione a Regione e, in alcuni casi, anche in base agli accordi adottati sul territorio.
Una regola generale, però, esiste: una segnalazione precisa è molto più utile di una generica lamentela.
Scrivere semplicemente “da giorni c’è una puzza insopportabile” comunica l’esistenza di un disagio, ma fornisce pochi elementi per ricostruirne l’origine.
Indicare invece luogo, orario, durata, intensità e caratteristiche dell’odore permette agli enti competenti di confrontare l’episodio con condizioni meteorologiche, attività degli impianti, eventuali altre segnalazioni e dati delle reti di monitoraggio.
Cattivi odori: a chi fare una segnalazione?
Il primo punto di riferimento può essere il Comune nel quale viene percepita la molestia, soprattutto quando non è disponibile una procedura territoriale specifica.
La segnalazione può quindi essere indirizzata agli uffici competenti dell’amministrazione comunale, che possono coinvolgere gli enti ambientali e sanitari secondo le procedure previste localmente.
Un altro soggetto centrale è l’ARPA o APPA competente per territorio, cioè l’Agenzia regionale o provinciale per la protezione dell’ambiente.
Il sistema italiano è coordinato all’interno del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente – SNPA, che riunisce ISPRA e le Agenzie ambientali regionali e delle Province autonome.
Attenzione, però: le modalità di segnalazione non sono uniformi a livello nazionale.
Alcune Agenzie dispongono di moduli o procedure dedicate. Altre lavorano attraverso segnalazioni provenienti dagli enti locali. In determinati territori esistono invece piattaforme sviluppate specificamente per le molestie olfattive.
Per questo, prima di inviare una comunicazione, è utile verificare sul sito dell’ARPA della propria Regione quale sia il canale previsto.
Non scrivere soltanto “c’è puzza”
Il contenuto della segnalazione è fondamentale.
La prima informazione da indicare è il luogo esatto nel quale l’odore viene percepito.
Non necessariamente l’indirizzo della presunta sorgente.
Questo è un punto importante: chi segnala dovrebbe descrivere innanzitutto ciò che sa con certezza, evitando di trasformare un sospetto in un fatto.
È quindi preferibile scrivere:
“Odore percepito in via X, all’altezza del civico Y”
piuttosto che:
“L’azienda X sta emettendo sostanze maleodoranti”
se non esistono elementi tecnici che permettano di attribuire l’episodio proprio a quell’attività.
Percepire un odore vicino a un impianto non dimostra automaticamente che quell’impianto ne sia la sorgente.
Segnare sempre l’orario
La seconda informazione fondamentale è l’ora esatta o quanto più precisa possibile.
Gli odori possono essere estremamente intermittenti.
Un episodio può durare dieci minuti, scomparire e ripresentarsi alcune ore dopo.
Conoscere l’orario permette ai tecnici di verificare, quando i dati sono disponibili, direzione e velocità del vento presenti durante l’evento.
È inoltre possibile confrontare la segnalazione con quelle ricevute da altri cittadini.
Se numerose persone localizzate in zone differenti segnalano lo stesso fenomeno nello stesso intervallo temporale, può iniziare a emergere una distribuzione geografica dell’episodio.
Quanto è durato?
“Dalle 21.15 alle 21.40” è molto più utile di “ieri sera”.
La durata dell’episodio aiuta a comprendere se si tratta di un evento breve, ricorrente o persistente.
Se il fenomeno si ripete, può essere utile conservare un piccolo diario.
Per esempio:
5 settembre – 7.20/7.45
5 settembre – 18.10/18.30
6 settembre – 6.50/7.25
Dopo alcuni giorni potrebbero emergere ricorrenze che inizialmente non erano evidenti.
Se gli episodi si verificano sistematicamente nella stessa fascia oraria, questa informazione può essere particolarmente utile durante le verifiche.
Descrivere l’odore senza cercare di fare il chimico
Un’altra informazione utile riguarda la tipologia di odore percepita.
Non serve tentare di identificare una sostanza.
È molto meglio utilizzare descrizioni semplici: uova marce, solvente, idrocarburi, plastica bruciata, fogna, rifiuti, letame, ammoniacale, dolciastro.
Alcuni sistemi di segnalazione utilizzano proprio categorie di questo tipo.
Il progetto NOSE di ARPA Sicilia, ad esempio, permette ai cittadini di comunicare in maniera georeferenziata gli episodi odorigeni e raccoglie informazioni sulla tipologia e sull’intensità percepita.
La descrizione fornita dal cittadino non equivale comunque a un’analisi chimica.
Un odore simile a quello degli idrocarburi non dimostra da solo la presenza di una determinata sostanza e tantomeno ne stabilisce la concentrazione.
Indicare anche l’intensità
Se il sistema utilizzato lo consente, è utile indicare quanto intensamente viene percepito l’odore.
Anche in questo caso non si tratta di una misura olfattometrica.
Una persona può essere più sensibile di un’altra e la percezione presenta inevitabilmente una componente soggettiva.
Ma raccogliendo molte segnalazioni secondo criteri omogenei diventa possibile costruire informazioni statisticamente più interessanti.
È ciò che avviene, ad esempio, con ODORBOT di ARPA Molise, che permette agli utenti di classificare l’intensità della molestia come appena percettibile, intensa o molto intensa.
Se possibile, annotare anche il vento
Non è necessario possedere una stazione meteorologica.
Ma alcune osservazioni possono comunque essere utili.
Se è evidente, si può indicare ad esempio:
vento forte/debole, aria quasi ferma, direzione approssimativa dalla quale sembra provenire l’odore.
I tecnici potranno poi utilizzare dati meteorologici strumentali molto più precisi.
La direzione del vento è fondamentale perché una sorgente può trovarsi anche a una distanza significativa dal luogo nel quale viene percepito l’odore.
Attribuire automaticamente la responsabilità all’attività più vicina può quindi portare fuori strada.
Una fotografia serve?
Una fotografia non può documentare un odore.
Può però essere utile quando mostra un evento visibile contemporaneo alla molestia, ad esempio una fumata anomala o un’altra circostanza potenzialmente rilevante.
In questo caso è importante conservare data, ora e luogo dello scatto.
Anche qui vale la stessa regola: documentare ciò che si osserva senza attribuire automaticamente una causa.
Perché sono importanti più segnalazioni indipendenti
Uno degli elementi più interessanti dei moderni sistemi di monitoraggio è la possibilità di confrontare le segnalazioni provenienti da cittadini differenti.
In Sicilia, il sistema NOSE utilizza proprio la concentrazione spaziale e temporale delle comunicazioni per individuare gli eventi significativi.
In alcune aree, quando vengono raggiunte determinate condizioni, le segnalazioni possono contribuire all’attivazione automatica dei campionatori dell’aria.
Il campione viene successivamente sottoposto ad analisi chimiche e olfattometriche.
Il passaggio è fondamentale: la segnalazione del cittadino non sostituisce la misura scientifica, ma può far capire agli strumenti quando è il momento giusto per misurare.
E se l’odore arriva da un’azienda?
È uno dei casi più frequenti.
Anche quando esiste un forte sospetto sulla provenienza, nella segnalazione è preferibile distinguere sempre il fatto osservato dall’ipotesi.
Si può quindi indicare:
“L’odore sembra provenire dalla direzione dell’area industriale”
oppure:
“Durante gli episodi l’odore viene percepito prevalentemente quando il vento proviene da nord”.
Saranno poi le verifiche tecniche a valutare l’eventuale relazione con una sorgente.
Questo approccio rende la segnalazione più credibile e soprattutto più utile.
Cosa possono controllare gli enti
Una volta ricevute segnalazioni sufficientemente circostanziate, le verifiche possibili dipendono dal caso.
Possono essere analizzati dati meteorologici, autorizzazioni ambientali, prescrizioni sugli odori, funzionamento degli impianti e sistemi di abbattimento.
Possono essere effettuati sopralluoghi e campionamenti.
In alcuni casi entra in gioco l’olfattometria dinamica, metodologia utilizzata per determinare la concentrazione di odore, espressa in unità odorimetriche europee per metro cubo, ouE/m³.
Possono inoltre essere impiegati nasi elettronici, analisi chimiche, sistemi strumentali in continuo e modelli di dispersione.
La gestione delle molestie olfattive è infatti un problema multidisciplinare: percezione umana, chimica dell’atmosfera, meteorologia e processi industriali devono spesso essere analizzati insieme.
Cosa dice la normativa sugli odori
Il riferimento nazionale principale è l’articolo 272-bis del Decreto legislativo 152/2006, dedicato alle emissioni odorigene.
Nel 2023 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha inoltre adottato gli Indirizzi per l’applicazione dell’articolo 272-bis, che costituiscono un riferimento tecnico nazionale per la gestione delle emissioni odorigene.
Il documento affronta anche la caratterizzazione delle sorgenti, la valutazione dell’impatto e il rapporto con i recettori presenti sul territorio.
La disciplina concreta può però essere completata da norme e linee guida regionali, prescrizioni contenute nelle autorizzazioni e procedure definite localmente.
Ecco perché non esiste un unico numero telefonico o modulo nazionale valido indistintamente per qualsiasi cittadino italiano.
Le informazioni da avere pronte
Prima di inviare una segnalazione conviene quindi raccogliere almeno:
luogo preciso della percezione; data; ora di inizio; ora di fine o durata approssimativa; descrizione dell’odore; intensità percepita; eventuale ripetitività; condizioni osservabili del vento; eventuali fotografie di fenomeni visibili collegati temporalmente all’episodio.
Se il problema continua, mantenere un diario degli eventi può essere ancora più utile.
L’obiettivo non è dimostrare personalmente quale azienda o impianto sia responsabile.
È fornire agli enti una cronologia sufficientemente precisa da permettere loro di cercare correlazioni.
Da una lamentela a un’informazione ambientale
Le molestie olfattive hanno una caratteristica particolare: spesso il cittadino percepisce il problema molto prima che uno strumento riesca a registrarlo.
Per questo la segnalazione non dovrebbe essere considerata semplicemente una protesta.
Quando è geolocalizzata, tempestiva e sufficientemente dettagliata può diventare il primo tassello di un’indagine ambientale.
La differenza la fanno le informazioni.
Dire “qui puzza sempre” racconta un disagio.
Scrivere dove, quando, per quanto tempo e che tipo di odore è stato percepito comincia invece a produrre un dato.
Ed è proprio da dati di questo tipo che può partire la ricerca della sorgente.


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